Reggio: piazza Duomo gremita per le ciaramedde d’Aspromonte

12 dicembre 2016  

Il più giovane è Giuseppe Battaglia, 8 anni, tamburello da grande esperto e coppoletta che lo fa subito entrare nel personaggio. Non che ne abbia bisogno: “ja leva”, come si sente dire da tutti appena inizia a suonare. È il nipote di Sebastiano Battaglia, Presidente dell’Associazione Zampognari di Cardeto, che ieri ha dato il via agli eventi intorno all’albero di piazza Duomo a Reggio Calabria, omaggio alla città di Fattoria della Piana, presente nel mercatino con una delle oltre cinquanta casette in legno allestite dal Comitato Corso Sud.

La prima domenica dopo l’apertura del villaggio natalizio davanti alla cattedrale il programma degli eventi offerti da Fattoria della Piana non poteva che avere due protagonisti indiscussi: l’Aspromonte e la ciaramedda. Anzi: le ciaramedde, suonate (e spesso costruite dagli stessi zampognari) da Antonino Battaglia, Vincenzo Messineo, Mimmo Vazzana, Danilo Brancati, Davide Varà, Sergio Di Giorgio. Otto in tutto, più che sufficienti ad abbracciare e cullare le tantissime persone presenti in piazza.

«Questo è l’Aspromonte, come una premuta d’arancio» racconta a fine serata uno degli zampognari. Da oltre due ore le pelli rivoltate di capra si gonfiano al ritmo dei loro cuori. Da oltre due ore si formano e riformano, intorno alle luci dell’albero, veri cerchi di gioia. I più timidi battono i piedi seguendo il flusso di questa “premuta” di valori e radici. I bambini e le bambine improvvisano passi di tarantella. Una condivisione continua. Un filo logico da seguire e non disperdere. Ciaramedda espressione delle radici, continuità delle relazioni. Strumento di aggregazione.
«Con il nostro portare il suono delle ciaramedde in giro non solo della Calabria ma dell’Italia» racconta il presidente Battaglia «vogliamo rompere barriere e pregiudizi. La zampogna, il suo suono ancestrale che racchiude tutta la bella del nostro Aspromonte, unisce i popoli». Sono scesi da tutte le vallate aspromontane, spiega. «Siamo in tanti, dalle porte dell’Aspromonte alla sua chiusura verso le Serre. Ci siamo riuniti e siamo diventati associazione per una presa di coscienza chiara: la necessità di recuperare valori antichi e storia della nostra terra. La nostra associazione è una fucina necessaria per forgiare anche i giovani a quello che siamo stati e possiamo – che dobbiamo – continuare ad essere: orgogliosi delle nostre radici, dei nostri monti, del nostro bisogno di far suonare l’anima del nostro territorio».

Una gran bella realtà, quella dell’Associazione Zampognari di Cardeto, attiva da 13 anni: 140 soci, di cui 50 suonatori. Ci sono ricercatori, costruttori, persone che come loro credono nella rivalutazione delle relazioni e delle condivisioni: non solo passione per il suono, ma anche ricerca continua sul territorio, partendo dalle persone anziane, che aiutano a ricostruire la memoria, ed arrivando, in un cerchio concentrico desinato a non chiudersi mai, alle stesse persone anziane, nei cui confronti l’associazione opera azioni di volontariato. Poi ci sono i gemellaggi con altre regione, le condivisioni per tramandare le realtà locali. Come a Bologna, “suoni del mondo”. Recupero, riproposta e mantenimento. Per condividere.

Una serata intensa e ricca, non solo di condivisione. Una serata in cui gli altri due attori principali, il Presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte, Giuseppe Bombino, e l’amministratore di Fattoria della Piana, Carmelo Basile, hanno preferito unirsi alle tantissime persone che l’una accanto all’altra hanno compreso nel profondo il messaggio degli zampognari: «la musica tradizionale non ha barriere, è una lingua universale». Unico rammarico, per i maestri suonatori delle radici aspromontane: «Vorremmo che le ciaramedde fossero amate, cercate ed ascoltate non solo a Natale: la zampogna funziona per tutto l’anno». Intanto ieri hanno funzionato benissimo.